Siamo davvero al limite della decenza.
Un noto giornalista ha ritenuto opportuno smentire pubblicamente un ex Generale Capo di Stato Maggiore della NATO, arrivando a definirlo addirittura un propagandista perché quello che dice e scrive non aggrada il mainstream.
Un’espressione decisamente infelice, rivolta a chi ha dedicato l’intera vita allo studio delle strategie militari, alla conoscenza diretta dei conflitti e alla difesa del Paese.
Si può certamente dissentire, discutere, avere visioni diverse.
Fa parte del confronto democratico. Ma il rispetto verso chi ha maturato sul campo competenze ed esperienze di assoluto rilievo dovrebbe essere un punto fermo, anche per imparare qualcosa soprattutto in un dibattito che riguarda la guerra, la pace e la sicurezza collettiva.
Ci stiamo purtroppo abituando a vedere noti giornalisti esprimere giudizi sulla guerra o sulla sicurezza in generale dei cittadini con toni perentori e pieni di pregiudizi, arrivando a smentire opinioni e analisi di chi ha competenze reali e maturate sul campo.
Non ultimo le critiche sul Decreto Sicurezza.
Quando l’arroganza e il pregiudizio si somma all’ignoranza, il risultato è spesso un’informazione distorta, che confonde invece di chiarire.
